Lo chef Alessandro Garzillo invita a... Conversazioni con
  • Carine Cooreman
  • Carmelo Occhipinti
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    7 Giugno - La patologia sociale ne Il birraio di Preston
    Durante l’inaugurazione del teatro, in una cittadina siciliana di fine Ottocento, scoppia un incendio.
    Nella tragica banalità del fatto si inserisce in primo luogo il prefetto fiorentino, che conosce la Sicilia solo da antichi libri illustrati e che impone per principio un’opera ignota quasi a tutti con l’idea di portare una forma di civiltà.
    Si inseriscono vari nobili e notabili, con le loro miserie private e le pubbliche manifestazioni di onorata rispettabilità.
    Si inseriscono anche anarchici e mazziniani i quali, col pretesto di una sobillazione popolare, in definitiva vanno contro quel popolo che si dichiara di voler liberare. Una ripetizione della tragica apologia risorgimentale.
    Tutti a rifiutare tutti, per lo stesso e contrapposto principio, quello dello strapotere dell’impotenza.
    Ma sfilano altri attori: un falegname buon padre di famiglia, che bada ai suoi affari, suo figlio che finge di non curarsi del padre finché non è sicuro di salvarlo senza danno per sé, due teneri e sfortunati amanti, un bambino tedesco che bagna il letto e che da grande darà una sua personalissima lettura dei fatti.
    Ed in alcuni di questi ultimi possiamo trovare un modello della via di salvezza soggettiva e universale dal disagio nella civiltà.